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WHITE LINE

I said I know, it’s only rock ‘n’ roll but I like it. The Rolling Stones, It’s Only Rock ‘n’ Roll (But I Like It), da It’s Only Rock ‘n’ Roll, 1974 Nel 1974 FILA cambia la percezione del gioco del tennis irrompendo sui campi con outfit colorati, comodi, che conciliano la necessità di una nuova estetica con lo spirito ribelle dell’epoca. Indossati da atleti tuttora impressi nell’immaginario collettivo, questi capi sono proibiti oggetti del desiderio, la colonna sonora di un mondo che nel pallore del conformismo non si riconosce più. La mia generazione sognava un mondo diverso. Voleva cambiarlo cucendosi addosso abiti nuovi. E l’ha fatto. Immaginazione al potere, dicevamo. Non fidarti di nessuno sopra i 30 anni, dicevamo. Bè, non l’abbiamo fatto. Abbiamo scelto di camminare in direzione contraria. Non abbiamo seguito le linee guida dettate. Alcuni la rivoluzione l’hanno fatta scendendo in piazza. Altri scrivendo canzoni. Altri ancora con un film. Un libro. Una parola. Un gesto. Noi l’abbiamo fatta con una MAGLIETTA PROIBITA. Perché prima di noi, il tennis doveva essere rigorosamente bianco. Come la sottile linea bianca del campo. 1976: una pioggia sottile di colori cade su Wimbledon. Da allora, oltre la rete, nulla sarà più come prima. La mia generazione ha la pelle segnata da tracce. Tracce indelebili di colore. Una divisa che non vedevamo l’ora di sfoggiare. Un colore che, nello specchio è il riflesso di un’epoca che il vento trasporta. L’eco di quegli anni attraversa il tempo, si nutre delle idee di generazioni successive, si dirama in righe scomposte. Percorsi nascosti hanno visto la luce. Perché tempo prima, una linea ha scelto. Scelto di prendere un’altra strada. WHITE LINE

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“Noi siamo ciò che guardiamo.”