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AQUA TIME

You touch me, I hear the sound of mandolins. You kiss me, with your kiss my life begins. You’re spring to me, all things to me. David Bowie, Wild is the Wind, da Station to Station, 1976 Anticipando l’edonismo che caratterizzerà il decennio successivo, la linea che FILA dedica alle piscine e al mondo del nuoto nel 1976 è, ancora una volta, il riflesso di una generazione in perenne cambiamento. Essa, rispecchiandosi sulle increspature dell’acqua, scorge un’immagine nuova, ingentilita da indumenti che aderiscono a una pelle destinata a mutare ancora. La mia generazione è entrata in acqua. Per guardare. Essere guardata. Iniziava allora un’epoca fluida, dinamica, proprio come lo eravamo noi. Ho osservato il mio riflesso sul pelo dell’acqua. Il contatto diretto con il nostro elemento naturale. La pelle d’uovo era la nostra seconda pelle. Un tessuto nuovo, diverso, aderente. Su di esso gli schizzi scivolavano e venivano lasciati alle spalle, come il passato. Creatività “integrale”. Il colore, il suono, il movimento, lo spazio. Uniti. Inscindibili. Le geometrie fendono le onde, come un taglio sulla tela. Non eravamo perfetti, ma inseguivamo la bellezza dell’ideale. Il desiderio di apparire. Vedere ed essere visti. Oltre i confini del mare ci avventurammo in un’impresa che ancora oggi ci vede protagonisti. La conoscenza di sé è un orizzonte lontano. AQUA TIME

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“Noi siamo ciò che guardiamo.”